Lo Scudo: muoversi in libertà.

Lo Scudo: muoversi in libertà.
04 Feb

Sin dall’antichità i combattimenti si effettuavano con le armi bianche, scudi e mani nude. Le uniche protezioni erano costituite da cuoio o più complesse armature complete, spesso corredate da uno scudo.

Lo scopo dello scudo era duplice:  ovviamente proteggere, ma allo stesso tempo anche di attaccare, creando un proprio spazio d’azione dalla doppia funzionalità, difesa e attacco. Proteggendosi dai potenti colpi per poi avanzare, si imparava a muoversi ciclicamente, avanti e indietro, senza mai scappare (o quasi mai, n.d.r.). In questo modo, si apprendeva un modo di combattere che sfruttava gli spazi e utilizzava la potenza del corpo. Gambe libere di muoversi e calciare, creando un baricentro equilibrato nonostante il peso delle armi. Paradossalmente, l’utilizzo dell’ingombrante scudo facilitava il movimento del corpo, diventando (per il corretto uso) un estensione dello stesso.

Lo stesso principio possiamo allenarlo utilizzando entrambe le mani per destreggiare due armi. Che siano due spade, due bastoni o una spada e un coltello; uno studio dello strumento mirato, un tutt’uno con il corpo. Utilizzare un “ingombro” per “non” bloccare il corpo, ma renderlo un’estensione di se stessi è lo scopo di un allenamento marziale inventivo: un ostacolo per liberare i movimenti.

Il celebre Bruce Lee professava che “bisogna togliere non aggiungere”. Ovviamente devo prima poter aggiungere (apprendere) per poi togliere, e sempre in consapevolezza. Non parliamo di un eliminare qualcosa di inutile, ma di aver ormai inglobato un principio che adesso fa parte di noi, che utilizzeremo in maniera naturale. Togliamo quindi qualcosa a cui non dobbiamo più pensare, di istintivo, come saper camminare o respirare. 

Shifu Rocky
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