Non sbagliare mai – I due volti della Paura

05 Feb

Potrebbe capitarvi, se non vi è già capitato, di sentire un insegnante dire “Non sbaglio mai”. Oltre al gioco di parole della doppia negazione, aspettate prima di accusarlo di presunzione e provate a capire che significa per lui “non sbagliare”.

Esistono persone che nascono con un carattere forte, determinato, con una notevole sicurezza in se stessi. Altri invece questa sicurezza devono ancora raggiungerla, cercandola in qualsiasi cosa riesca ad appagarli.

Nel mondo delle arti marziali, questa sicurezza si raggiunge immediatamente (ed è la peggiore percezione che potrebbe aversi di se stessi) o con il passare degli anni, aumentando gradualmente così come la maturità della persona. 

Potrebbe non essere scontato per tutti, ma la sicurezza acquisita immediatamente è ingiustificata dalla mancata consapevolezza delle proprie azioni, non opportunamente allenate e assimilate.

Ho sempre detto che l’arte marziale potrà muoversi liberamente attraverso il nostro corpo solo eliminando il condizionamento della mente. Questo però non deve escludere la consapevolezza (soprattutto all’inizio) che ci libererà da ogni schema e pensiero distorto.

Iscriversi ad un corso di arti marziali significa innanzitutto prendere coscienza di se, rendersi conto dei propri limiti e scoprire come col tempo, la stima e l’amore per se stessi aumenti.

Facciamo l’esempio più comune di quando (immagino a tutti sia capitato) di allenarsi con persone più prestanti di noi:
fase 1 – inizialmente la nostra attenzione è posta alla muscolatura dell’altro, partiamo quindi sconfitti, aspettiamo per paura della sua forza e quella stessa paura ci travolgerà;
fase 2 – si agisce con incoscienza, si attacca con forza ma senza una strategia, così che saremo nuovamente schiacciati e prenderemo colpi devastanti senza capirne il perché;
fase 3 – proviamo a valutare una strategia ma sempre con la paura della forza fisica avversaria, così che il risultato non cambia;
fase 4 – comincerò a valutare l’ipotesi di non toccare quella forza, adottare una strategia per occupare spazi senza suicidarmi, considerazioni che in qualche modo mi rilassano, mi danno fiducia, con molta attenzione ma con più lucidità marziale proverò a controllare l’avversario senza pensare a colpirlo ma con l’intenzione di non essere colpito;
fase 5 – sono fiducioso nel riuscire a contrattaccare l’avversario in maniera corretta, avendo una completa visione della strategia da adottare durante lo sparring.

L’ultima fase è senza dubbio la più sorprendente. La concentrazione cambierà focus così che la forza o il fisico dell’avversario non sarà più il problema, perché non esisterà; saremo completamente assorti su noi stessi, sulla strategia, sulla struttura da assumere, quasi non considerando chi ci sia davanti, non più inteso nella sua forma ma solo come individuo che racchiuda le molteplici difficoltà da affrontare.

Non considerate questa nuova consapevolezza, il cambio di focus su noi stessi e l’assenza di paura come presunzione. Non è la stessa paura di prima. La paura di combattere, del confronto, di litigare e mettersi in gioco resterà sempre. Questa sarà una paura controllata, ragionata, uno stimolo che ci porta a valutare con attenzione le nostre azioni e combatte quella paura isterica che genera il panico.

Una paura consapevole è nostra alleata.

In conclusione, sono convinto che le persone hanno bisogno di conoscersi sotto tutti gli aspetti che ci è dato di percepire. Utilizzare quelle sensazioni sia positive che negative per crescere umanamente e marzialmente. Riuscire a trasmettere la propria forza intesa nell’eccezione tradizionale del termine come “Qi” o “Energia Positiva”, che sarà molto più temibile della mera forma fisica. 

Shifu Rocky

Shifu Rocky

V grado Sup. (Nei Jia) della Wing Chun Basement
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