Muoversi nel momento e modo migliore – Quando? Come? Perché?

13 Ott

E’ ormai risaputo che il combattimento da strada è tanto imprevedibile quanto complesso, tuttavia la maggior parte dei praticanti di arti marziali continuano a commettere gravi errori di percezione del pericolo. La conoscenza di molte tecniche o la corretta esecuzione delle forme è insufficiente se queste non vengono mentalmente elaborate con la giusta consapevolezza.

La prima considerazione da fare è capire quando siamo in pericolo e cosa fare. Uno degli errori più comuni infatti è quello di aspettare che arrivi un pugno, piuttosto che una spinta o un’eventuale presa; pensare quindi di muoversi in ritardo e riuscire comunque a contrastare efficacemente l’aggressore con una tecnica. In questo modo, saremo tempestati di colpi e il ritardo manderà in crisi sia il nostro corpo che la nostra mente, rendendo un ipotetico contrattacco privo di efficacia.

Si sottovaluta troppo spesso il movimento del corpo e di conseguenza la predisposizione di una mente “serena” in un contesto così complesso e pericoloso. Un esempio sono gli incontri sul ring, dove l’atleta che si muove in ritardo viene quasi sempre stretto alle corde.

Tutt’altro discorso è il caso di un’aggressione improvvisa. Qui solo un istinto notevolmente sviluppato ci consentirà di difenderci e rispondere in maniera intelligente. 

Queste due considerazioni costituiscono la basi delle Arti Marziali da combattimento, ossia sviluppare un’accentuata percezione del pericolo che ci consentirà di gestire con disinvoltura anche le situazioni più difficili.

Viene lecito chiedersi a questo punto “Si ma quando devo muovermi?”.

Sempre e subito ma nella giusta misura! Mantenere un atteggiamento non passivo, soprattutto mentalmente in quanto questo porterà ad irrigidirsi nelle situazioni critiche. Una mente vigile che non deve necessariamente concentrarsi sull’avversario ma che sia sempre incentrata su noi stessi. 

Un altro rilevante errore è quello di contrattaccare non appena siamo riusciti a difenderci dall’aggressione. Anche qui, è necessario prima ripristinare una corretta postura, probabilmente scomposta a causa dell’aggressione, per poter poi muoverci in maniera corretta e rendere i nostri attacchi efficaci.

Illustrato in questa maniera si può avere la sensazione di una moltitudine di movimenti, ma in realtà l’azione diventa un tutt’uno, in quanto è sintesi di corpo e mente.

 L’aspetto psicologico ha come sempre un ruolo fondamentale ed è per questo che è importante avere fiducia e consapevolezza di noi e dei nostri mezzi, delle nostre potenzialità, allenare il nostro istinto e non dare invece importanza a futili minacce verbali.

E’ possibile allenarsi in tal senso, facendosi attaccare in maniera brusca o improvvisa da un compagno, metabolizzando la differenza tra rigidità e morbidezza delle reazioni. L’esperto marzialista avrà certamente un timing differente, una prontezza di riflessi difficile da perdere se è stata allenata validamente.

L’armonia di corpo e mente, gli stimoli sia esterni che interni che ne influenzano l’interazione, tutti questi aspetti e molti altri vengono proposti a chi decide di allenarsi e addentrarsi nel mondo del Wing Chun.

Shifu Rocky

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V grado Sup. (Nei Jia) della Wing Chun Basement
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